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I VERI RESPONSABILI DELLA CADUTA DEL GOVERNO

La caduta del governo Prodi non è da attribuire al sindaco di Ceppaloni. Il meschino Mastella resta, come direbbe il grande Totò, uno quaquaraquà, un pessimo ministro che per paura di sparire politicamente (ogni proposta di legge porterà all’ovvia sparizione di un partito inutile e rappresentativo solo di Ceppaloni) e per paura delle inchieste (non parlo di quella ridicola di Santa Maria Capua Vetere, ma di quelle di pm come De Magistris) ha deciso di passare tra le fila di una coalizione che potrà condividere fortemente le sue stesse paure nei confronti della magistratura.

Le colpe di questa caduta partono da lontano.

La colpa è di Antonio Di Pietro che, se avesse continuato il lavoro iniziato con Mani Pulite, ci avrebbe fatt avere oggi un parlamento con meno Cirino Pomicino, De Michelis e compagnia di giro.

La colpa è di Antonio Di Pietro che non ha preteso il ministero della Giustizia.

La colpa è di D’Alema e Veltroni, che continuano a guerreggiare tra di loro infischiandosene degli interessi degli italiani.

La colpa è di Otello-Veltroni che, accecato dalla voglia di liberarsi di Desdemona-Prodi e mal consigliato dal suo Iago-Bettini, ha sacrificato l’Unione per correre da solo, una corsa che lo porterà per fortuna a sbattere contro un muro.

La colpa è di Rutelli (il mangiatore di cicoria) che ha deciso di nominare in parlamento (soprattutto al senato, mostrando per l’ennesima volta una incapacità politica assoluta) personaggi che non hanno portato nessun voto aggiuntivo al centro-sinistra come la Binetti, Carra, Bobba (che hanno minato il governo dall’interno, con il loro servilismo nei confronti di Ruini), Polito (inutile giornalista e inutile senatore, sempre pronto a sparare alzo zero verso gli alleati), Fisichella (monarchico, alleanzino, novello cavallo di Troia, pronto a tradire alla prima occasione buona), Dini e il suo scudiero (uomini di destra, una destra becera e spregiudicata sul piano economico, pronti a tradire per un pezzo di pane).

La colpa è di Bertinotti che per la comoda poltrona di presidente della camera ha rinunciato a diventare ministro del lavoro, tradendo il desiderio di milioni di lavoratori che speravano in un governo dalla loro parte.

La colpa è di Pecoraro Scanio che ha voluto fare il presidente di partito e il ministro, riuscendo a farsi attaccare su ambedue  i fronti.

La colpa è di Diliberto che ha mandato al governo il timido Bianchi invece che una persona capace di contrastare la deriva centrista.

La colpa è della sinistra che ha accettato di allearsi con chiunque pur di vincere le elezioni. Una sinistra che ancora non capisce che bisogna abbandonare la bizzarra idea della federazione ma fondare un moderno partito unitario di sinistra, un partito con le radici piantate nel glorioso passato comunista, socialista e ambientalista ma che guarda con occhio moderno alle sfide che ci aspettano.

La colpa è di Prodi che non ha insistito per fare una legge seria sul conflitto di interessi (non la barzelletta di Gentiloni) e una legge elettorale onesta subito.

La colpa è della Margherita e dei Ds che per timore hanno evitato il ministero della Giustizia offrendolo alla persona meno adatta.

Il risultato di questa somme di colpe ci porterà a nuove elezioni in un momento in cui il mondo teme una recessione. Siamo proprio un paese barzelletta.
Altro risultato importante è stata la distribuzione di fondi  a Confindustria e nulla ai lavoratori.

Ovviamente se si andasse ad elezione con una legge elettorale che non permetta ai cittadini di scegliere il candidato, personalmente non andrò a votare e mi adopererò per il non voto…cosa da poco, ma visti i risultati delle ultime elezioni anche pochi voti possono essere determinanti.

Pubblicato il 25/1/2008 alle 10.1 nella rubrica Diario.

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