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il blog di chemako
POLITICA
8 febbraio 2008
YES, WE CAN

È nota la mia passione per Obama, per il suo messaggio, per le sue idee.
Barack Obama rappresenta per l’America e per il mondo la “resurrezione” dopo la catastrofe della gestione Bush.
Obama ha ridato un senso alla parola Politica, con lui parlare di emozioni e passione riferendosi alla politica è di nuovo possibile.
Vedere l’entusiasmo che monta ogni giorno di più intorno ad Obama è contagioso, fa venir voglia di non mollare.
Nel mio piccolo faccio politica da anni, ho sempre creduto che passione ed emozione fossero componenti essenziali della Politica, con gli anni questa mia convinzione si è scontrata con un “mondo” diverso, con un mondo che ritiene queste due componenti inutili, con un mondo che ritiene gli interessi personali al di sopra di tutto. A tutti i livelli (comunale, provinciale, nazionale, nei partiti) l’interesse della collettività è sempre tenuto ai margini dell’azione politica. Basta vedere i deputati che provano a fregarsi la pensione cercando di eliminare la norma dei 2 anni 6 mesi e un giorno o lo scongelamento dell’aumento di 300 euro o i rimborsi che si fregheranno tutti i partiti anche a legislatura conclusa (grazie ad una norma dell’ex ministro Tremonti, ma accettata da tutti i partiti) e potrei continuare per molto. Il tutto mentre l’Italia affonda.
In Italia ci apprestiamo a vedere uno scontro tra i “giovani” Berlusconi, Bertitnotti e Veltroni, una sfida da macchina del tempo, sempre uguale, sempre meno entusiasmante.
Qualche anno fa in Italia inneggiavamo a Zapatero oggi abbiamo Obama, possibile che solo da noi non nasca mai qualcuno in grado di rilanciare la Politica.
Non so come finirà la campagna elettorale in America, so soltanto che ringrazierò sempre Obama per avermi ridato la voglia di fare Politica con passione ed emozione.

YES, WE CAN

"rubo" questo video alla tribù di Pennarossa, da ascoltare e riascoltare

Diffondete questa giusta iniziativa che mi ha segnalato Adele Parrillo


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politica interna
6 febbraio 2008
E' INIZIATO IL CARNEVALE PER I POLITICANTI ITALIANI

Il carnevele è terminato ieri, oggi inizia il carnevale della politica italiana in vista delle prossime elezioni.
Ora è troppo, i veltroniani esagerano, non possono affermare come ha fatto uno dei fidati consiglieri del sindaco di Roma, Giorgio Tonini "se il vento girasse e il nuovo messaggio funzionasse, come per Obama, non è detto che Walter non finisca lui, a Palazzo Chigi".
Obama e Veltroni sono distanti anni luce. Obama rappresenta la novità del cambiamento, una riscossa per l'America che dopo gli anni bui di Bush punta ad una nuova età dell'oro. Veltroni può essere paragonato a Hillary Rodham-Clinton, come la ex first lady, Veltroni è stato la first lady del primo governo Prodi (il governo meno peggio della cosiddetta seconda repubblica). Veltroni è un candidato decisamente migliore del prescritto fai da te di Arcore (alla 5 corsa verso palazzo Chigi, con il rischio che questa volta affossi definitivamente l'Italia onesta), ma non rappresenta una novità come è Obama per gli Stati Uniti.
In tutto questo trambusto da campagna elettorale, la sinistra parlamentare dimostra l'ennesima politica da capitan tentenna, non si accordano sul simbolo, hanno problemi sulla leadership (Bertinotti è il passato, si doveva aver il coraggio di candidare un politico che potesse rappresentare il cambiamento in una gara con i vecchi Berlusconi e Veltroni. Vendola sarebbe stata una buona scelta, ma anche altre persone potevano rappresentare l'intera sinistra italiana). Il tentennare dei quattro leader della sinistra non fa altro che far crescere il numero dei delusi che o rinuncerà a votare o sceglierà Veltroni come male minore, con conseguente morte della sinistra in Italia.
In tutto questo marasma l'unica certezza è che per la seconda volta ci viene sottratto il diritto costituzionale di poter scegliere i nostri rappresentanti.

POLITICA
25 gennaio 2008
I VERI RESPONSABILI DELLA CADUTA DEL GOVERNO

La caduta del governo Prodi non è da attribuire al sindaco di Ceppaloni. Il meschino Mastella resta, come direbbe il grande Totò, uno quaquaraquà, un pessimo ministro che per paura di sparire politicamente (ogni proposta di legge porterà all’ovvia sparizione di un partito inutile e rappresentativo solo di Ceppaloni) e per paura delle inchieste (non parlo di quella ridicola di Santa Maria Capua Vetere, ma di quelle di pm come De Magistris) ha deciso di passare tra le fila di una coalizione che potrà condividere fortemente le sue stesse paure nei confronti della magistratura.

Le colpe di questa caduta partono da lontano.

La colpa è di Antonio Di Pietro che, se avesse continuato il lavoro iniziato con Mani Pulite, ci avrebbe fatt avere oggi un parlamento con meno Cirino Pomicino, De Michelis e compagnia di giro.

La colpa è di Antonio Di Pietro che non ha preteso il ministero della Giustizia.

La colpa è di D’Alema e Veltroni, che continuano a guerreggiare tra di loro infischiandosene degli interessi degli italiani.

La colpa è di Otello-Veltroni che, accecato dalla voglia di liberarsi di Desdemona-Prodi e mal consigliato dal suo Iago-Bettini, ha sacrificato l’Unione per correre da solo, una corsa che lo porterà per fortuna a sbattere contro un muro.

La colpa è di Rutelli (il mangiatore di cicoria) che ha deciso di nominare in parlamento (soprattutto al senato, mostrando per l’ennesima volta una incapacità politica assoluta) personaggi che non hanno portato nessun voto aggiuntivo al centro-sinistra come la Binetti, Carra, Bobba (che hanno minato il governo dall’interno, con il loro servilismo nei confronti di Ruini), Polito (inutile giornalista e inutile senatore, sempre pronto a sparare alzo zero verso gli alleati), Fisichella (monarchico, alleanzino, novello cavallo di Troia, pronto a tradire alla prima occasione buona), Dini e il suo scudiero (uomini di destra, una destra becera e spregiudicata sul piano economico, pronti a tradire per un pezzo di pane).

La colpa è di Bertinotti che per la comoda poltrona di presidente della camera ha rinunciato a diventare ministro del lavoro, tradendo il desiderio di milioni di lavoratori che speravano in un governo dalla loro parte.

La colpa è di Pecoraro Scanio che ha voluto fare il presidente di partito e il ministro, riuscendo a farsi attaccare su ambedue  i fronti.

La colpa è di Diliberto che ha mandato al governo il timido Bianchi invece che una persona capace di contrastare la deriva centrista.

La colpa è della sinistra che ha accettato di allearsi con chiunque pur di vincere le elezioni. Una sinistra che ancora non capisce che bisogna abbandonare la bizzarra idea della federazione ma fondare un moderno partito unitario di sinistra, un partito con le radici piantate nel glorioso passato comunista, socialista e ambientalista ma che guarda con occhio moderno alle sfide che ci aspettano.

La colpa è di Prodi che non ha insistito per fare una legge seria sul conflitto di interessi (non la barzelletta di Gentiloni) e una legge elettorale onesta subito.

La colpa è della Margherita e dei Ds che per timore hanno evitato il ministero della Giustizia offrendolo alla persona meno adatta.

Il risultato di questa somme di colpe ci porterà a nuove elezioni in un momento in cui il mondo teme una recessione. Siamo proprio un paese barzelletta.
Altro risultato importante è stata la distribuzione di fondi  a Confindustria e nulla ai lavoratori.

Ovviamente se si andasse ad elezione con una legge elettorale che non permetta ai cittadini di scegliere il candidato, personalmente non andrò a votare e mi adopererò per il non voto…cosa da poco, ma visti i risultati delle ultime elezioni anche pochi voti possono essere determinanti.

POLITICA
4 dicembre 2007
FORLEO, BERTINOTTI E BERLUSCONI

In queste ore tre notizie continuano a ronzarmi in testa.
La prima è la questione relativa al giudice Clementina Forleo. La mia avversione per D’Alema è notoria, per me rappresenta tutto quello che un politico che si definisce di sinistra non deve fare. La faccenda Unipol merita attenzione, non mi è mai piaciuta la volontà della casta di autoassolversi e di chiudersi nella cittadella del parlamento per resistere alle legittime richieste di spiegazioni che il popolo chiedeva, ma la Forleo scegliendo di farsi difendere dall’avvocato Giulia Buongiorno è riuscita a farmi pensare, per un secondo, che Massimo D’Alema non ha tutti i torti. Ovviamente ognuno è libero di scegliersi il proprio difensore, ma scegliere un avvocato che ha fatto passare per assoluzione (insieme ai giornalisti indecenti) la prescrizione di Giulio Andreotti non depone a suo favore. Altro fattore quantomeno inopportuno della scelta di farsi difendere dalla Buongiorno è il fatto che dopo aver indagato su uomini politici dei Ds, ora si fa difendere da una nominata in parlamento di An.
La seconda questione è l’intervista di Bertinotti nella quale dice che il “centrosinistra ha fallito”. Il presidente della camera dimentica di dire che il centro-sinistra ha iniziato a fallire quando lui, invece di far parte del governo, ha scelto la comoda poltrona di presidente della camera. Ho sempre sostenuto che la presenza di Bertinotti nel governo era fondamentale per dimostrare che la sinistra è capace di fare proposte vincenti. Bertinotti doveva pretendere il ministero del lavoro.
La terza riguarda il prescritto fai da te di Arcore. Questo politicante ha militarizzato per cinque anni un parlamento facendo eleggere i suoi dipendenti (avvocati, commercialisti, soubrette) e facendoli lavorare per l’esclusivo interesse del padrone. Non contento di questo “ottimo” risultato ha deciso, dopo aver rubato un grido da stadio per dare nome al suo partito di plastica, di saccheggiare la Sinistra di due parole insite nel proprio DNA: Libertà e Popolo. 



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permalink | inviato da chemako il 4/12/2007 alle 22:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
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lettera aperta
al compagno Luigi

9 dicembre 2005

Compagno Luigi,
ti chiamo compagno, in quanto mangiamo alla stessa tavola della lotta e condividiamo il pane della rabbia e della voglia di cambiare.
Diversi impegni tengono noi entrambi su una corda, come dei funammboli con la benda sugli occhi e senza alcuna protezione sotto di noi.
A volte accadono delle cose e si perde l'equilibrio, col rischio di cadere per terra, col rischio di morire dentro. Ma spesso, quando un funambolo perde l'equilibrio, c'è sempre uno che, tenendosi stretto a una corda d'emergenza, gli va incontro e gli tende una mano.
Così vorrei fare io con questo post. E non preoccuparti di prendere, oltre alla mano, anche il braccio; sei un compagno, è il minimo che possa darti.

Facciamola finita, venite tutti avanti
nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze,
feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte,
coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese
in questo benedetto, assurdo bel paese.
Non me ne frega niente se anch' io sono sbagliato,
spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

[
c'è bisogno di dire il titolo e l'autore di questa canzone?]

un abbraccio,
Nicola

  
Che Guevara
assassinato il 9 ottobre 1967


Ingrid Betancourt
rapita il 23 febbraio 2002


Peppino Impastato
assassinato il 9 maggio 1978


Rosario Livatino
assassinato il 21 settembre 1990





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